Kurumuny

I° Maggio a Kurumuny


Un luogo di memoria e trasformazione, dove antichi valori umani e sociali convivono con la realtà contemporanea. L’associazione Ernesto de Martino Salento e le Edizioni Kurumuny hanno cominciato a festeggiare il Primo maggio a Kurumuny nel 2002. L’idea di questa giornata di festa nasce dal desiderio di annodare i fili della memoria di un luogo particolare, non molto distante dal paese, dove sono vissute persone depositarie di saperi antichi e che svolgevano ruoli comunitari. Qui vivevano alcune delle ultime repute di Martano e alcuni cantori già protagonisti nelle storiche ricerche etnomusicali realizzate da Alan Lomax nel 1954 e da Gianni Bosio nel 1968 e da altri ricercatori dopo il 1970.

L’intento è stato quello di legare questo filo della memoria a un avvenimento che presenta tutti i requisiti di una grande festa popolare in cui si festeggia la fatica quotidiana dei lavoratori. Festa del lavoro e dei lavoratori che naturalmente si apre sino a comprendere il tema della multiculturalità, dei diritti dell'altro, la necessità della salvaguardia delle radici, a qualunque parte del mondo facciano riferimento. Punto di riferimento per l’organizzazione della festa a Kurumuny sono state le stesse modalità con cui inizialmente si svolgeva il Primo Maggio a Bari. L’incontro per i festeggiamenti avveniva in qualche località fuori porta con bandiere, formaggio, fave, vino e musica. Un incontro per festeggiare il diritto al lavoro, la sicurezza e i diritti garantiti dallo statuto dei lavoratori.

Altro obiettivo che si sono posti gli organizzatori del Primo Maggio a Kurumuny era quello di offrire un punto di incontro locale in cui essere protagonisti e non partecipare con una presenza a volte passiva come può accadere nei raduni di carattere nazionale. Offrire un luogo in cui diverse generazioni, anziani, giovani e bambini potessero incontrarsi e pacificamente e creativamente socializzare non solo il companatico ma anche le idee, i desideri, i bisogni. La festa del Primo Maggio a Kurumuny è diventata con il passare degli anni un punto di riferimento per tutto il territorio salentino e non solo.

[…] La continuità di una cultura tradizionale, al di là del tempo, perché capace di assimilare le istanze della modernità, senza per questo tradirsi, è il tema di questo documentario. […] Tra i ruderi ristrutturati di antiche abitazioni contadine, dove un’antica vegetazione si fa strada fra i muretti a secco, centinaia di persone hanno festeggiato il sogno di una comunità che vuole rimanere se stessa». (Rina Durante).